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lunedì 11 maggio 2009

Salvatore Vinci - Prima parte

Nacque il primo dicembre 1935 a Villacidro in provincia di Cagliari, secondo di quattro fratelli.
Nel 1958 sposò Barbarina Steri, di 17 anni. Un matrimonio combinato con Francesco e Salvatore Steri, rispettivamente il padre ed il fratello di Barbarina.
Nel febbraio del 1959 nacque Antonio. Nello stesso anno, Barbarina aveva ripreso a frequentare il suo primo fidanzato, Antonio Pili. Salvatore, all'oscuro di tutto, lo apprese il 3 dicembre 1959 quando la moglie gli raccontò d'aver rischiato d'essere violentata da due sconosciuti. Dopo la denuncia ai carabinieri, Barbarina riferì una versione dei fatti ben diversa, disse d'essersi appartata con Antonio e d'essere stata fotografata e vista in atteggiamenti intimi da due ragazzi del luogo. Il tradimento fu sulla bocca di tutti e Barbarina non ebbe altra scelta che trasferirsi altrove. Trovò lavoro presso un orfanotrofio di Cagliari, avrebbe dovuto iniziare il 21 gennaio 1960 ma nella notte tra il 14 ed 15 gennaio fu trovata morta presso la sua abitazione.
Salvatore dopo una giornata trascorsa con il cognato tornò a casa, vide il figlio Antonio dormire in culla in cucina, la porta della camera era chiusa. “Bussai una sola volta e chiamai Barbarina – riferì Vinci ai carabinieri – ma non ebbi nessuna risposta, pensai immediatamente che mia moglie fosse in compagnia dell’amante e così mi precipitai all’esterno della casa temendo di essere aggredito”. Salvatore chiamò quindi il suocero, il cognato, ed un vicino di casa, Francesco Usula, e con una spallata aprì la porta di camera. Disse d’aver avvertito immediatamente un forte odore di gas e d’aver notato il tubo della bombola del gas appoggiato sul cuscino dove Barbarina era stesa. La moglie esanime, aveva dei graffi sul viso ed un ematoma sul collo. Fu trovato anche un biglietto dal contenuto indecifrabile ed il caso fu archiviato come suicidio.
Durante le indagini si scoprì che il 14 gennaio, un vicino di casa aveva accolto Barbarina, presso la sua abitazione, almeno un paio di volte, poichè avendo finito il gas aveva avuto bisogno di scaldare del latte per il piccolo Antonio. Nell’autopsia si legge "Avvelenamento da ossido di carbonio" che è anche la stessa motivazione del soffocamento meccanico.
Salvatore Vinci 28 anni dopo dirà:"Dopo la morte di Barbarina mi sono trasferito in Toscana perché mi sono accorto che in paese era difficile camminare tra la gente dopo il tradimento di mia moglie."
Nel 1960 raggiunse il fratello Giovanni a Casellina, alle porte di Firenze. Nei primi anni ’60 conobbe Stefano Mele e sua moglie, Barbara Locci, di cui divenne l’amante. Il 30 ottobre 1985, intervistato da un giornalista del quotidiano "La Città" ricordò: "Lei la conobbi alla fiera di Lastra a Signa, me la presentò, insieme al marito, mio fratello Giovanni. Erano sardi come noi. Io e mio fratello eravamo scapoli. Io avevo bisogno di qualcuno che mi lavasse le camicie, di una casa. Così andai a vivere con loro. Fu il marito, dopo un pò che li frequentavo, a propormelo. «Vieni qui, abbiamo una camera libera». «E i soldi?», «dai pure quanto credi». In casa Mele entrai così. E stando a casa me la portai a letto. (…) Stefano non era geloso. Andavo al cinema e Barbara chiedeva al marito se poteva venire con me. Lui diceva di si, che non gli importava. E poi, magari, tornando a casa, passavamo dal circolo, dove c’era Stefano Mele. «Noi andiamo a casa, vieni anche tu?», gli chiedevamo. «Andate, andate, io resto ancora un po’ a giocare a carte». Così noi sapevamo che avevamo il tempo per fare all’amore". Disse di Barbara Locci: "Non era una statua. Quando faceva l’amore lo sapeva fare, partecipava. Era questo che conquistava." Nel 1961, Barbara Locci rimase in cinta, nella stessa intervista Salvatore disse "Facevo l’amore con lei, prendevo delle precauzioni, ma la certezza che non sia mio figlio non ce l’ho". La gravidanza separò i due amanti.
Il 23 aprile del 1962 si sposò con Rosina Massa e si trasferì a Calenzano. Nel 1963 andò ad abitare a La Briglia, vicino a Vaiano, li raggiunse anche Antonio, il figlio che Salvatore aveva avuto da Barbarina Steri. Nacquero tre figli maschi. Salvatore riprese a frequentare Barbara Locci che contemporaneamente era divenuta l'amante anche del fratello minore di Salvatore, Francesco.
Il 21 agosto 1968 Barbara Locci fu uccisa con un altro dei suoi amanti, Antonio Lo Bianco. Stefano Mele inizialmente confessò d’aver compiuto il duplice omicidio poi accusò Salvatore Vinci d’averlo aiutato nell’impresa.
Il 23 dicembre mentre lavorava su di un cantiere a Iolo di Prato fu raggiunto dai carabinieri che lo condussero in caserma, si dichiarò innocente e chiese un confronto con il Mele. Mele accusò quindi Francesco Vinci. Salvatore dirà agli inquirenti d’aver saputo, dalla cognata, che Francesco detenesse un’arma nel portaoggetti della sua Lambretta. Vitalia Melis, moglie di Francesco Vinci negò d’aver mai confidato a Salvatore simili dettagli.
Il 24 agosto venne organizzato un confronto tra Salvatore e Stefano Mele, questi gli si inginocchiò davanti e piangendo gli chiese perdono. Uscendo dal carcere delle Murate di Firenze Salvatore Vinci dichiarò: "Mi ha chiesto perdono. Era un’accusa tremenda: Stefano Mele diceva che ero stato io a consigliarlo di uccidere, che ero stato io a dargli la rivoltella, a portarlo sul posto. Io, ci pensate, a fare queste cose. Non era vero. L’ho detto a tutti: perché mi accusava se non gli avevo fatto nulla di male? Mi ha abbracciato, baciato, dicendo di perdonarlo per quello che mi ha fatto soffrire. L’ho perdonato, ma ora corro da mia moglie, chissà com’è in pensiero".
Il carattere violento e le sempre maggiori perversioni sessuali del marito, fecero fuggire, nei primi mesi del 1970, Rosina Massa a Trieste con un giovane di nome Sergio.
Salvatore la sostituì, come si fa con un abito, con Ada Pierini e nell'estate del 1970 si trasferì con il figlio Antonio a Firenze in Via Cironi, ma nel '73, a causa dei frequenti contrasti, questi scappò di casa. Nel giugno del 1974 Salvatore Vinci lo denunciò per violazione di domicilio; nello stesso anno Antonio tornò a stare a Villacidro in Sardegna.
Segue...
Rif.1 - Il mostro di Firenze - Il thriller infinito pag.96
Rif.2 - La leggenda del Vampa pag.103
Rif.3 - Dolci colline di sangue pag.

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