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giovedì 30 aprile 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 28 gennaio 1998 - Seconda parte

Segue dalla prima parte

Avvocato Filastò: Presidente, signori della Corte, io mi devo pronunciare su varie questioni e sono spiacente di dover dichiarare fin dall'inizio la mia inadeguatezza anche perché la questione fondamentale e che attiene ad un'istanza di perizia psichiatrica nei confronti di Mario Vanni, avrebbe dovuto essere da parte mia supportata anche dall'esame di quel che era stato detto dai periti durante il dibattimento, ma ho avuto le copie solamente ora. E perciò vi prego di supportare quello che dico io con gli atti che sono in vostro possesso, con le deregistrazioni e con tutto quel che è emerso in questo procedimento. Prima di tutto, Presidente, io ritengo che le dichiarazioni di Vanni non siano utilizzabili in toto. Questo perché l'imputato non ha mai detto chiaramente di avvalersi della facoltà di non rispondere, di non voler rispondere. Rivedano il verbale, che io ho rivisto, ripensino a come si è svolto quell'episodio processuale e si rammentino come sono andate le cose. 'Lei vuol rispondere?' 'Che devo dire?'
Presidente: Non ho capito sotto che profilo... più…
Avvocato Filastò: Sotto il profilo della inutilizzabilità di quello che ha detto e sotto il profilo della necessità di richiamarlo qui e domandargli se vuole essere sottoposto all'esame e di accertarsi che abbia capito la domanda e che risponda adeguatamente. Perché quando questo difensore ha fatto una questione - e non l'ha fatta fra l'altro, l'ha proposta direi ex ufficio, correttamente la Corte, una questione ex articolo 70 del Codice di procedura penale - derivava anche da quel dato: una assoluta mancanza di dialogo fra il difensore e l'imputato, questo lo testimonio io. Non c'è modo di parlargli a quest'uomo. Di fargli presente quali siano i problemi che lo riguardano. Quale debba essere il suo eventuale atteggiamento difensivo. E tutto questo ha avuto un'esatta corrispondenza in un momento topico del processo, quando gli è stata rivolta... quando è maturata la fase processuale in cui lui avrebbe dovuto rispondere ad un'esame, gli è stato chiesto se voleva essere sottoposto all'esame oppure no, se voleva rispondere o se voleva avvalersi della facoltà di non rispondere e ha risposto: 'che devo dire?' Punto interrogativo. Producendoci nella sua solita, stereotipata, manifestazione nello stereotipo, tipico di personalità di questo genere: 'io sono innocente, che voglio da me, non c'entro nulla, Presidente mi faccia la gentilezza di mandarmi a casa', che sono le uniche parole che ha preannunciato dall'inizio alla fine di questo dibattimento, salvo qualche altra precisazione quando qualche testimone 'unn'è vero, gl'è apparso un pochettino troppo fantasioso. E cosi è andato avanti tutto il processo, salvo momenti in cui questo, lo avete osservato tutti, dormiva come un ghiro accanto a noi difensori. Naturalmente la Corte deve ancora pronunciarsi su questa questione che riguarda l'articolo 70, ma non è questo, su quello vi pronuncerete. Sulla base anche di questa perizia che è stata fatta, sulla quale ho delle riserve, lo dico subito Presidente, soprattutto sotto il profilo dell'approfondimento. Una perizia che, per la prima volta in vita mia, 10 ho 35 anni di professione sulle spalle, di penalista, è la prima volta che vedo fare una perizia di questo genere, in una settimana. È la prima volta che vedo fare una perizia di questo genere, in cui l'esame psichiatrico si svolge in un'ora, in un camerino d'ospedale, dove ci sono gli altri degenti, visitatori e tutto il resto, da parte di uno stuolo di periti. La dottoressa Niccheri è tornata il giorno successivo, per dire la verità, per approfondire il discorso, a trovarlo a casa questo signore e non l'ha riconosciuta. Comunque, non si dica che qui la difesa vuole una sospensione di sei mesi, perché non è vero nulla. La difesa non l'ha nemmeno fatta questa istanza. La difesa ne fa un'altra ora, anche sulla base di quel che è emerso in quella perizia - perizia... sì, formalmente lo è - psichiatrica che si è svolta: senza risonanza magnetica, senza esaminare i tracciati della TAC con i mezzi di contrasto, con un esame psichiatrico che è quello che ho descritto prima, come è emerso del resto anche dal dibattimento. Con quelle vibranti, non direi, non le definirei contrasti o opinioni diverse dei periti, ma direi quasi proteste dei periti di parte, dottoressa Niccheri e dottor Sottili, che sono anche nella relazione finale che sono a verbale. Valuterà la Corte. Quello che, a avviso di questa difesa si impone, è che questo soggetto venga sottoposto ad una perizia psichiatrica tendente ad accertare la sua capacità di intendere e di volere al momento dei fatti: esistente, non esistente, grandemente scemata, oppure no, ai fini dell'applicazione di quelle norme del Codice penale che tutti noi conosciamo. Questo lo dico da diversi profili. Il primo profilo è quello... è l'ultimo. Cominciamo di fondo a esaminare questo problema. Voi sapete, perché m'avete sentito fare questa istanza, nel corso della mia esposizione introduttiva, voi sapete che questo fu oggetto fra l'altro di un contrasto fra me e il codifensore, per il quale io, di fronte a questo contrasto, dissi: 'signori, arrivederci' e me ne andai, tanto ritenevo fondamentale questo aspetto. E su quelle cose che dissi allora, non devo far altro che richiamarmi a quello che avevo detto e scritto, lo potete rileggere, qualche cosa aggiungerò oggi, ma ben poco. Fatto sta che, che cosa avviene? Avviene questo comportamento dibattimentale di questo imputato, le lunghe dormite, il suo parlare in quel modo, fino a quell'evento finale che ho descritto, per il quale io dico che qui non c'è la indicazione precisa che dovrebbe esserci di una volontà di rifiuto di sottoporsi all'esame, anzi. La domanda: 'che devo dire?' sembrerebbe rivolgersi in un altro punto, in un'altra direzione. Fatto sta che questo signore, il quale ha già avuto in carcere un episodio di assenza, è caduto, tanto che gli è stato diagnosticato un ictus. Quindi già una situazione che deponeva, quantomeno, per una situazione di encelopatia su base vascolare. Poi una volta liberato, tornato a casa, cade a terra, perde l'uso della parola, ha periodi di assenza. Da qui poi quella perizia che è stata fatta. Che cosa è emerso in questa perizia, dal punto di vista che dico io? Mi baso su quelli che sono i risultati della perizia, della relazione peritale depositata dai due periti. Attenzione. Questo lo dico per i giudici popolari perché i giudici togati hanno ben chiaro il problema. I quesiti, correttamente rispetto a quell'emergenza processuale di una persona che perde l'uso della parola, che ha una disfasia piuttosto grave, fatto fra l'altro testimoniato da me. Perché lo andai a trovare in ospedale e lo trovai che balbettava, non riusciva a parlare, ve lo comunicai e da lì poi il resto. II quesito riguardava la capacità di stare in giudizio di questo signore. Cioè a dire, una persona che non parla evidentemente non può assistere consapevolmente ad un processo, non è in condizione di difendersi, da questo punto di vista l'articolo 70 parla chiaro, la Giurisprudenza sull'articolo 70 - molto restrittiva, son d'accordo con voi - stabilisce che in questi casi il processo si sospende e si vede se la persona riprende e intanto si fa una perizia. Quindi il quesito è un qualche cosa che riguarda il qui ed ora, che riguarda una condizione attuale, presente, non riguarda il soggetto, la personalità e soprattutto non riguarda i fatti per i quali si procede. Questi fatti appartengono al passato, 1'accertamento richiesto ai periti in questa sede riguardava, come dicevo, il presente. Tant'è vero che, come loro vedranno in quella relazione peritale che è stata prodotta dai periti e confermata a voce durante il dibattimento, manca totalmente un'anamnesi. Cioè a dire manca totalmente quella parte che in una perizia, in un accertamento di questo genere riguarda in particolare i trascorsi della persona, la sua entità, la sua condizione, rispetto ad avvenimenti del passato, rispetto a malattie pregresse, rispetto alla scolarizzazione, a quel che ha fatto, a quel che ha vissuto, a quel ha capito, o non ha capito del mondo e delle cose che gli stanno intorno, da quando è vivo, da quando la sua storia in qualche modo è documentabile. Questo aspetto, naturalmente i periti non lo hanno fa' preso in considerazione perché non li riguardava in realtà, il quesito era abbastanza semplice. Ora, in questo momento, questa persona è in condizioni di assistere ad un processo consapevolmente? Questa persona, è in condizioni di venire al processo, oppure si trova in uno stato di salute tale che gli impedisce di partecipare al processo? Quindi scatta l'altra norma, in questo caso: impossibilità assoluta. I periti hanno risposto a questi due quesiti sì e sì, col contrasto dei periti di parte, come voi sapete. II discorso che è rimasto completamente lettera bianca, una pagina bianca di questo processo, è un altro. E riguarda che cosa? Riguarda la persona, riguarda la sua capacità di comprendere, di intendere e di volere, come dice il Codice. j Cioè a dire, di rendersi conto delle situazioni, di capire quel che sta avvenendo intorno a lui, di discernere il bene dal male; di, conseguentemente, attivarsi volontaristicamente in una direzione, o in un'altra, seguendo un calcolo di carattere utilitaristico, oppure seguendo per esempio un delirio. O una assoluta, o grandemente diminuita capacità di determinarsi. Questo, di Vanni, noi non sappiamo nulla. Qualcuno dirà: beh, non ci mancherebbe altro che ogni vota che si deve processare una persona, la prima cosa che si dovesse fare fosse quella di sottoporla ad una perizia psichiatrica per sapere… No, questo non lo dice la legge, non lo dice il codice, non lo dice il buonsenso, non lo dice nessuno. E ovviamente non lo dice nemmeno questo difensore. Questo lo si fa, quando? Come dice l'articolo 220 del Codice di procedura penale, emergono delle situazioni, quando occorre svolgere indagini, o acquisire dati o valutazioni che richiedono specifiche competenze tecniche, scientifiche o artistiche, dice il Codice. Quando occorre, quando se ne presenta la necessità. Ora, perché io dico che questa necessità preesisteva? Lo dissi all'inizio del processo, quindi continuo a ritenere che preesistesse. Ma che attualmente è diventata direi proprio non. . . ineludibile, insomma. Non si può fare più questo processo senza sapere cosa c'è nella testa di Vanni. Perché ora sono emersi degli elementi di carattere obiettivo, clinico, che vi costringono ad entrare nel merito. Quali sono? Intanto un dato di carattere organico. Guardino, che nel campo delle psicopatie, o psicosi, insomma, nell''ambito della psiche in generale, il riscontrare l'esistenza di un danno organico al cervello, all'apparato del discernimento, è piuttosto raro. Molto spesso si dispongono perizie assolutamente in assenza di qualsiasi elemento che vada a toccare il soma. Si fa perché, a volte, è il reato stesso e le modalità del reato che chiamano questa possibilità. È questo il caso, vero, tra parentesi. Parleremo un po' dopo. Ma il fatto di poter dire: ecco, qui abbiamo una persona tocca nel cervello, va bene? per parlarci in termini volgari, questo è un dato abbastanza eccezionale. Ed è questo il caso. Che qui noi abbiamo una leucoencefalopatia multifocale su base vascolare cronica, documentata da una TAC. Cioè a dire, documentata, presente attraverso un esame clinico preciso che ci dà una fotografia di un certo tipo. Voi sapete da quando da si è instaurata questa situazione? Siete in grado di dire che questa situazione è una situazione che si è instaurata, per esempio, ieri l'altro, o dieci giorni fa, o dieci anni fa, o venti anni fa, o nel 1981? Quando è avvenuto il primo caso che si addebita a Mario Vanni? Certo che no. Ci vuole, come dice il Codice, la persona del mestiere che questa indagine faccia. Ci vuole la persona dotata, come dice il Codice, di specifiche competenze tecniche scientifiche che, con i contributi anche diagnostici esistenti, gli strumenti che esistono, fra cui la risonanza magnetica che può anche indicare fino a che punto una determinata lesione è recente, oppure è pregressa. Ci vuole questi contributi tecnici. Non c'è niente da fare. Appunto che, sempre a pagina 6 di questa relazione, si parla di crisi epilettiche parziali in encefalopatia. Qui si ipotizza, si ipotizza, perché i periti non vanno più in là, perché a loro basta aver detto: ecco qua, questo signore al processo può assistere, ora. Che non significa nulla, dal punto di vista del problema che sto affrontando, come ho già avuto l'onore di spiegarvi. Crisi epilettiche. Da quando? Se questo davvero, se queste crisi epilettiche, di queste crisi, questa persona soffrisse già da tempo, e già all'epoca dei fatti, voi capite, qui saremmo di fronte ad una situazione in cui la ipotesi della capacità di intendere e di volere quantomeno grandemente scemata, insomma, diventa estremamente reale. Vedano, per l'appunto, proprio sollecitato da questo aspetto di questa perizia con questi elementi, non più tardi di ieri ho chiesto estemporaneamente, a questo signor Mario Vanni, Paolo Vanni, scusate: 'ma c'era qualche cosa in quest'uomo, a suo tempo?' È venuto fuori che l'hanno raccolto di terra varie volte; una volta si era perso e non riusciva a trovare la strada di casa, sono dovuti andare a trovarlo, a pescarlo da qualche parte. Quindi, voi vedete episodi che hanno la concretezza anche testimoniale di fatti pregressi. Una situazione deficitaria da un punto di vista neurologico, oscillazione della posizione Romber rilevate da questo esame; posizione sollevata degli arti inferiori, mantenuta per pochi secondi per caduta bilaterale. Questo è il vizio di una sofferenza neurologica esistente, chiaramente, di quale entità. Parestesie alle dita della mano. Segni, anche questi, di una sofferenza organica. Ma poi, se da questi aspetti organici neurologici si trasferisce, sulla base dei rilievi dei periti, di questi periti, questi periti, con questo esame sommario, definiamolo per quello che è, insomma, rapido, troppo, fatto nei confronti di questo paziente, il coro, da questo punto di vista, è generale. Riguarda non soltanto i periti di parte, ma anche i periti di ufficio, i quali definiscono, da un punto di vista psichico la personalità del Vanni, una personalità intellettualmente ipodotata di base. Pagina 12 della relazione peritale. E di base, cosa significa? Significa che si ha a che fare con una persona come tale, proprio, ontologicamente di cervello debole. Vogliamo dire così? Vogliamo dire che questo è documentato, se vogliamo, dal soprannome che da tempi memorabili accompagna questa persona nella zona di San Casciano? Lo ricordate? "Torsolo" E torsolo, che significa? Significa legnoso, significa rigido, significa incapace di rapporti che non siano, appunto, da torsolo a persona. Precisa ancora il perito Barontini: 'con sovrammessi segni di lieve deterioramento mentale di origine senile arteriosclerotica'. Quindi, l'arteriosclerosi, nell'origine senile dell'arteriosclerosi, presenta, accresce questa situazione di base, l'accresce. Ma è preesistente la situazione, esiste, è di base. Forse dalla nascita. E su questo, poi, si innestano le osservazioni di parte. La dottoressa Niccheri dice: "Ci si sia trovati di fronte ad un soggetto che è ipodotato. E questa è una situazione di base, ma in cui è presente, sono presenti accentuate note di deterioramento mentale che gli impediscono, che riducono notevolmente le sue capacità di concentrazione e di attenzione. È un uomo che è in grado solo di rispondere, di dare le risposte estremamente elementari, che comprende le sue azioni estremamente elementari. Anche perché è ipodotato, non è in grado di simulare. Quindi, questi suoi atteggiamenti, corrispondono veramente al suo modo di essere." Anche questa è una cosa molto importante, sottolineata anche dal professor Barontini. Perché qui, capito? Eh, l'atmosfera è quella, capito, di chi si difende a tutti i costi. Non si capisce bene perché. Perché accidenti se questo è un processo in cui c'è il minimo di prova seria! Scusate lo sfogo. Ma in ogni caso: eh, lui simula, la fa lunga, apposta... Tutto il contrario. 

mercoledì 29 aprile 2015

Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 28 gennaio 1998 - Prima parte

Presidente: C'è la rinuncia del signor Vanni a presenziare all'udienza di oggi. Signorina, Mazzeo e Filastò per Vanni: rinunciante a comparire. Begattini per... Federico Bagattini per Faggi: sempre contumace. Avvocato Zanobini, per Corsi: assente. L'avvocato Bertini per Lotti: assente. E poi Curandai per tutte le parti civili. Va bene? Allora, Pubblico Ministero., cosa c'aveva lei?
P.M.: Volevo fare quelle produzioni per le quali ero stato invitato dalla Corte. E esattamente si tratta delle trascrizioni relative agli interrogatori resi al P.M., al Gip dall'imputato Vanni. Poi vorrei depositare il verbale relativo alla deposizione dei periti... del perito Benedetti, ingegner Benedetti, nel processo Pacciani, nel corso della quale 1'ingegner Benedetti dette conto dei risultati della perizia riepilogativa, che era stata fatta nel corso delle indagini del Giudice Istruttore dottor Rotella nel 1987, per dimostrare che si trattava di un'unica arma. Io non ho potuto portare oggi l'elaborato integrale perché era un elaborato... 
(voce sovrapposta)
Presidente: Va be'...
P.M.: ...che conteneva numerosi allegati fotografici originali relativi alle modalità con cui era stata fatta quella perizia. Perizia che si trova agli atti della Corte di Appello. Io ritengo - e per questo è l'unica richiesta che fa il P.M. - che per quanto riguarda il P.M. è più che sufficiente questa perizia. Ovviamente le altre parti, io non mi oppongo chiunque voglia depositare in proposito altre perizie, o la perizia... copia di quella perizia lì. Vorrei anche depositare, chiedere di essere autorizzato a depositare un altro verbale del processo Pacciani. Quello in cui la Corte, ex 587, dette incarico ai professori Fazzari, Chiarelli e Cianciulli, di misurare e di stabilire qual era l'altezza dell'imputato Pacciani, di quel processo, e gli esiti di quella perizia, che furono riferiti in udienza, l'udienza del 7 giugno '94. Sono a mio avviso utili perché oggi la Corte possa avere davanti un elemento di riscontro a quello che era sostanzialmente il problema del - se problema era - relativo ai colpi sparati sul furgone nell'omicidio dell'83. E quindi chiedo di produrre questo verbale. Per dovere di collaborazione, siccome in un'istanza fatta qualche giorno fa, il difensore di Vanni parlava di quel verbale di Allegranti Lorenzo, in cui 1'Allegranti aveva dichiarato ai Carabinieri di Rimini che aveva ricevuto solo due telefonate e non quelle 10-20 di cui parlava nel corso del dibattimento, io glielo contestai, non ricordo se le dichiarazione dell'Allegranti, quel verbale l'ho depositato. Comunque, siccome l'avevo già richiesto io, perché l'avevo utilizzato per contestazioni; l'ha chiesto espressamente il difensore. Io credo di averlo già depositato, comunque l'ho ridepositato. Vorrei poi depositare - e questa è una mera formalità che dovevo fare in cancelleria, ma ancora non ho fatto e quindi mi accingo a farlo oggi - a depositare tutti quei verbali che nel corso delle varie udienze io ho utilizzato per contestare qualcosa, anche in udienze remote del luglio, o del giungo scorso, a qualche teste e poi di fatto non ho materialmente depositato. Si tratta di verbali usati per contestazioni, nei quali dei verbali del dibattimento è pacifico che sono stati ammessi, o comunque prodotti dal P.M. . Io non so se ciò è consentito. Però vorrei dire questo: io credo di aver verificato di averli depositati tutti. Non vorrei che qualcuno mi sia sfuggito. Se questo fosse avvenuto, io mi riservo nella giornata di controllare con la cancelleria, e se si tratta di verbali già offerti alla Corte e solo materialmente non prodotti, li deposito in cancelleria. Credo di averli già depositati tutti e la verifica l'ho fatta, però obiettivamente qualcuno, dato che mi era sfuggito, se ciò fosse avvenuto e sempre che si tratti di verbali ritualmente depositati e dei quali manca la produzione cartacea formale, mi riservo di farlo in cancelleria. Non ho altre richieste.
Presidente: Bene. Parti civili? Nulla. Gli altri difensori? L'avvocato Zanobini c'ha da fare un'eccezione mi pare. Cosa ha detto? Va be'...
Avvocato Zanobini: Presidente, sì, sì.
Presidente: Eh.
Avvocato Zanobini: No, non è un'eccezione.
Presidente: Va be', insomma, quello che sia.
Avvocato Zanobini: E' un'osservazione, come avevo anticipato alla scorsa udienza. L'osservazione è questa. Parlo di osservazione e non di eccezione perché è una questione che è rilevabile di ufficio dalla Corte in ogni stato e grado del procedimento. Vale a dire, le dichiarazioni del Vanni, che coinvolgono il mio assistito avvocato Corsi, e che sono quelle rintracciabili nel verbale reso, nel verbale delle stesse dichiarazioni rese dal Vanni al Pubblico Ministero il 21/10/96.
Presidente: Quelle che dice che ha visto il Corsi in piazza o al bar, ha visto la lettera e poi la strappata?
Avvocato Zanobini: Sono quelle incredibili - così posso definirle - perché anche gli stessi Pubblici Ministeri che lo interrogavano in pratica, mostravano e dichiaravano questa loro incredibilità, incredulità e sono quelle secondo le quali il Corsi, in parole povere, del Vanni, secondo sempre le dichiarazioni del Vanni, gli avrebbe detto: 'icché tu fai costì con codesta lettera?' ovviamente queste sono le parole e le espressioni del Vanni - 'Fammela leggere anche a me'. Ecco, questo è il verbale a cui io faccio riferimento. Per osservare e fare osservare alla Corte che cosa? Che, avendo il Vanni rifiutato l'esame, all'udienza che ora non ricordo ma che comunque la Corte vedrà quella che è, queste dichiarazioni, non ripeto perché facciano particolarmente paura alla difesa, ma, anche per i giudici non togati, semplicemente perché è una questione di osservanza delle regole, non possono essere utilizzate. Così come detta l'articolo 513 novellato per i giudici non togati, modificato dalla legge 7 agosto '97, numero 267. Che testualmente detta che: "Se l'imputato" - non ci interessa a noi se è contumace o assente ma - "rifiuta di sottoporsi all'esame, il giudice dispone a richiesta di parte che sia data lettura dei verbali delle dichiarazioni rese dall'imputato al Pubblico Ministero o alla Polizia Giudiziaria, su delega del Pubblico Ministero, o al giudice nel corso delle indagini preliminari. Ma tali dichiarazioni non possono essere utilizzate nei confronti di altri senza il loro consenso". Ecco, quindi l'osservazione che questo difensore oggi fa è nel senso che, ovviamente, per rispetto delle regole, non viene dato il consenso alla loro lettura e quindi alla loro utilizzazione. Non è una questione puramente, diciamo formale, perché basta avere riguardo a quella ratio di questa norma. Vale a dire la ragione che sottostà a questa dichiarata per legge inutilizzabilità senza il consenso. Perché in pratica, se così non fosse, diciamo che si violerebbe la regola aurea di un sistema ispirato alle regole di un giusto processo e che consiste nel fatto che nessuna dichiarazione, raccolta nel procedimento, sia utilizzabile contro l'imputato, qualora il suo difensore non abbia avuto la possibilità di controinterrogare chi l'ha rilasciata. Giacché, in caso contrario, risulterebbero lese in maniera irreparabile le garanzie di tale soggetto. Ed è volta ad escludere che queste dichiarazioni rese dall'imputato al Pubblico Ministero, o alla Polizia Giudiziaria, eccetera, possano essere utilizzate nei confronti di altri senza il loro consenso. Anche per i giudici non togati. Voi avrete visto come un altro imputato - mi riferisco al Lotti -ha reso certe dichiarazioni nel corso delle indagini preliminari; ne ha rese altre nel corso dell'incidente probatorio, diverse dalle prime; ne ha rese altre ancora nel corso dell'esame nei suoi confronti, effettuato dal Pubblico Ministero; ne ha rese altre ancora e diverse nel corso del controesame del difensore. Questa è semplicemente la ragione sostanziale di diritto del giusto processo che sottostà a questa disposizione. E io credo quindi che questo il difensore naturalmente abbia l'obbligo di farlo presente alla Corte. L'altra osservazione, sempre in ordine alla categoria della inutilizzabilità, categoria diversa dalla nullità, vero? perché mi riferisco a quella già proposta e che ora diciamo intendo ricordare alla Corte, anche alla luce di quelle che sono le motivazioni che ho ben presente e che la Corte ha correttamente messo a base del suo provvedimento originario, al momento in cui questa osservazione fu fatta da questo difensore. Vale a dire che, ad avviso di questo difensore, questo difensore in altri termini ribadisce ancora una volta che sono inutilizzabili le dichiarazioni dell'attuale imputato avvocato Corsi, da lui rese il 15/06/96 e che sono la base della imputazione. Nel provvedimento che la Corte prese, con il quale per altri motivi anche, e quindi per una, diciamo, ad avviso della Corte, intempestività, sulla quale il difensore non è d'accordo. Ma comunque non è questo il momento e il punto. Ebbe a dire che dovevano in ogni caso essere ritenute acquisibili, in quella fase, al fascicolo del dibattimento perché costituente corpo del reato. E si aveva riguardo non tanto al contenuto dell'atto, quanto al documento. Questo ricordo che era la motivazione. Citando una massima della I Sezione della Cassazione del... una massima della VI Sezione della Cassazione e precisamente dell'8 gennaio '97. Voglio fare osservare alla Corte che la stessa sezione della Corte di Cassazione ha cambiato indirizzo - indirizzo poi seguito anche da altre sezioni - vale a dire completamente rovesciando il principio. Il quale, nella sentenza 21 marzo '97 della Corte di Cassazione, numero 2730, che io soltanto per comodità posso offrirvi in copia, ha diciamo stabilito questo nuovo principio : "Il processo verbale delle dichiarazioni rese da taluno nel corso delle indagini preliminari ed il cui contenuto abbia poi dato luogo alla formulazione" - penso sia proprio il nostro caso - "a carico del dichiarante, del reato di favoreggiamento personale, non è perciò solo assimilabile a corpo di reato ed inseribile quindi nel fascicolo per il dibattimento, nel procedimento avente ad oggetto il suddetto reato". E quindi, precisa anche in motivazione che: "Non viene in essere in questo caso tanto il documento, la res materiale, quanto il contenuto che invece in questo verbale esiste. E quindi si tratta di guardare se questo contenuto è un contenuto utilizzabile o meno, ai sensi dell'articolo 63. E laddove si riscontri..."
Presidente: (voce fuori microfono)
Avvocato Zanobini: Come?
Presidente: (voce fuori microfono)
Avvocato Zanobini: No, no, no. Io ho già. concluso, Presidente. Faccio di nuovo osservare alla Corte che su questa questione, già diciamo sollevata, ecco, siccome appunto vi è nel provvedimento della Corte una motivazione...
Presidente: Me la ricordo. Sì, me la ricordo.
Avvocato Zanobini: Eh, e quindi che... faccio presente che appunto, essendo in questo provvedimento fatto riferimento ad una sentenza della Corte di Cassazione, la VI Sezione, dell'8 gennaio del '96. Ecco, dico che l'indirizzo, il principio in riferimento al quale la Corte aveva preso questa decisione è cambiato e quindi faccio presente quello che è il nuovo indirizzo e il nuovo principio.
Presidente: Bene.
Avvocato Zanobini: Io non ho altro da aggiungere.
Presidente: Quindi lei si oppone alla utilizzabilità di quelle dichiarazioni lì, del 15 giugno '96.
Avvocato Zanobini: Così come per il resto, eccetera.
Presidente: Bene.
Avvocato Zanobini: Dico però che, appunto, è un'opposizione-osservazione, perché ancora una volta, ripeto, che questa rilevabilità ai sensi dell'articolo 191 del Codice di procedura penale è di ufficio, in ogni stato e grado.
Presidente: Bene. Altri difensori? 

martedì 28 aprile 2015

Michele Giuttari - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 27 gennaio 1998 - Seconda parte

Segue dalla prima parte

Presidente: Altre domande?
P.M.: Sì, un'altra. Dottore, non so se è un accertamento che ha fatto lei o se lei ha conoscenza di questo particolare: lei ricorda il... l'appuntato Toscano in che periodi e in quale stazione dei Carabinieri aveva fatto servizio?
Michele Giuttari: Sì, aveva fatto servizio prima alla Stazione dei Carabinieri di Mercatale, poi ad un certo anno che non ricordo, è stata chiusa, la Stazione dei Carabinieri di Mercatale e quindi ha proseguito nell'attiv... nel servizio presso la Stazione dei Carabinieri di San Casciano, sino all'atto del pensionamento.
P.M.: Può darsi che fosse la chiusura di quella stazione di Mercatale il '74, lo ricorda lei?
Michele Giuttari: È probabile, sì. Comunque era Mercatale e San Casciano.
P.M.: Lei ricorda fino a che anno è stato in servizio il Toscano, se lo ricorda?
Michele Giuttari: No, comunque, quando è stato perquisito era già in pensione.
P.M.: Bene. Era questo che volevo chiedere. Non ho altre domande, Presidente, grazie.
Presidente: Le altre parti? Prego, avvocato.
Avvocato Filastò: Grazie, Presidente. Una domanda molto ingenua, dottor Giuttari, ma d'altra parte la devo fare. Ovviamente, su questa pistola che era appartenuta a… Mocarelli si chiama questo signore?
Michele Giuttari: Mocarelli, sì.
Avvocato Filastò: Voi certamente avrete fatto delle prove di tiro, risco...
Michele Giuttari: Ma guardi, questa pistola a suo tempo era stata mandata insieme ad altre pistole per vedere se fosse stata la pisola utilizzata per i delitti del "mostro". Infatti, il Toscano cosa dice: 'venne il Mocarelli, la consegnò alla stazione dove io facevo servizio, cioè a San Casciano, per mandarla al banco per fare le prove. Mi piacque e poi quando venne restituita gli chiesi se me la vendeva'. Quindi, risultava che era stata già...
Avvocato Filastò: Testata.
Michele Giuttari: ...in un certo senso, periziata, ecco.
Avvocato Filastò: Periziata. E anche le precedenti calibro 22, perché mi pare lei ha parlato di altre due pistole possedute.
Michele Giuttari: Sì, una dal '73 al '15...
Avvocato Filastò: Anche sulle altre erano stati fatti accertamenti?
Michele Giuttari: Risultava agli atti che per l'altra, quella là del '75, poi venduta alla... nell'84... era stata... erano stati fatti accertamenti, risultava negli atti... Aspetti le do tutti i riferimenti precisi.
Presidente: Quella di Lazzerini...
Michele Giuttari: Quella di Lazzerini. Erano stati fatti accertamenti.
Avvocato Filastò: E sull'altra?
Michele Giuttari: Anzi, il Lazzerini diceva di averla portata addirittura in Procura perché conosceva...
Avvocato Filastò: E sull'altra?
Michele Giuttari: ...il procuratore e quindi... Sull'altra...
Avvocato Filastò: Ce n'era un'altra.
P.M.: Non era una Beretta.
Michele Giuttari: Non era... era un revolver l'altro, ecco.
Avvocato Filastò: Ah, era un revolver.
Presidente: Ah, sì.
Michele Giuttari: A. quattro colpi.
Avvocato Filastò: Benissimo.
Michele Giuttari: Quindi...
P.M.: Non furono sottoposti a controllo...
Presidente: Difatti...
Michele Giuttari: No.
Avvocato Filastò: Voi avete accertato se per caso le cartucce con la V doppia venivano prodotte e commercializzate anche durante la commercializzazione e la produzione delle pallottole con la H? Vale a dire che la Winchester producesse contemporaneamente questi due tipi di munizionamento?
Michele Giuttari: No, no, la risposta dell'accertamento credo che sia molto chiara. Fino a quella data hanno prodotto e distribuito con quel si... da quella data in poi...
Avvocato Filastò: Solo con questi...
Michele Giuttari: …hanno smesso. Sì, è chiaro, è tassativo proprio.
Avvocato Filastò: Be', insomma.
Michele Giuttari: Da quella data in poi...
Avvocato Filastò: Per lo meno per quello che ha letto lei, comunque lo rileggeremo, non mi sembrava fosse così chiaro. Volevo sapere una cosa: che rapporti avete accertato fra Toscano e Pacciani, e Toscano e Vanni?
Michele Giuttari: Prego?
Avvocato Filastò: Quale tipo di rapporti avete accertato fra Toscano, questo signor Toscano, Pacciani e Vanni?
Michele Giuttari: Ma guardi…
Avvocato Filastò: Al di fuori da que...
Michele Giuttari: ...c'è qualche... sì.
Avvocato Filastò: Al di fuori di quello che diceva il signor Lotti, eh.
Michele Giuttari: Sì, c'è... no, no, ci sono altre testimonianze, io adesso non ricordo, dovrei guardare gli atti. Comunque c'è, ricordo benissimo la testimonianza che parla di un soggetto... di una persona che parla di avere visto il Toscano soffermarsi a San Casciano, parlare e scherzare con Pacciani. Non ricordo adesso il nome di questa persona, comunque, se mi si dà. . . se è importante posso cercare l'atto e...
Avvocato Filastò: Comunque, non rapporti di particolare frequentazione o amicizia.
Michele Giuttari: Conoscenza sicuramente risulta e più c'è questa testimonianza. E poi, ecco, la testimonianza che della... della Sperduto che parlava del Toscano che frequentava.
Avvocato Filastò: Ah, be', sì la Sperduto l'abbiam..
P.M.: Anche Luciano Malatesta.
Michele Giuttari: Anche Luciano Malatesta.
Avvocato Filastò: Sì, sì, ma la Sperduto l'abbiamo sentita stamattina, grazie.
P.M.: Anche Luciano Malatesta l'abbiamo...
Michele Giuttari: Queste sono, ecco, le persone che mi vengono in questo momento in mente che hanno parlato del Toscano e di conoscenze con gli imputati.
Avvocato Filastò: Ho capito. Non ho altre domande. 
Avvocato Colao: Una sola domanda, scusi, questa pistola che... 22 che il Toscano disse essere stata mandata al banco...
Michele Giuttari: Sì. 
Avvocato Colao: ...c'erano delle prove oggettive, dei registri da cui risultava questo o era un'affermazione del Toscano.
Michele Giuttari: Ma queste... vennero mandate tantissime pistole all'epoca.
Presidente: Tutte...
Michele Giuttari: Comunque... una verifica negli atti, se fosse contenuta in quell'elenco non è stato possibile farlo da parte mia, perché non abbiamo... ecco, molto spesso venivano mandati direttamente dai Carabinieri, questa era stata consegnata dai Carabinieri, presso la stazione dei Carabinieri, penso, comunque, che il Pubblico Ministero l'avrà fatto perché so che s'è portato lui stesso...
P.M.: C'è l'elenco... c'è l'elenco...
Presidente: Si è fatta una discussione generale per tutte le armi di questo tipo, figuriamoci!
P.M.: È nell'elenco degli atti del P.M.
Presidente: Almeno quelle denunciate. 
Avvocato Colao: Che lei...
P.M.: Quelle denunciate.
Presidente: Si capisce. 
Avvocato Colao: Che lei si ricordi, il Toscano, mi pare il 24 dicembre dell'80, data in cui fu trovato impiccato il Malatesta, fu avvisato che si recò anche lui sul posto?
Michele Giuttari: Guardi, là c'è un'indagine, da quello che so io, in corso da parte del Pubblico Ministero su quell'episodio. Penso di poterlo riferire anche perché credo che è un dato già che si è sap. . . si è appreso, risultava un fonogramma del Toscano inviato proprio in quella data alla Procura e che segnalava il decesso di questo signore, del Malatesta Renato. Quindi, sicuramente era di servizio ed era a conoscenza dell'episodio già all'epoca. 
Avvocato Colao: Senta, scusi e...
Michele Giuttari: C'è questo fonogramma trasmesso proprio da lui, agli atti del P.M. 
Avvocato Colao: Senta, scusi, e le risultava che il Toscano fosse stato amante di una delle sorelle della Sperduto o una cognata del Malatesta?
Michele Giuttari: Questo io non lo ricordo. Può darsi che la Sperduto abbia parlato di relazione del Toscano con… 
Avvocato Colao: Fu un discorso, sì, fatto nel processo Pacciani. Però non so se lei aveva fatto delle indagini anche su questo.
Michele Giuttari: No, no io questo non lo ricordo. 
Avvocato Colao: Ecco, ... Toscano.
Michele Giuttari: No, non... 
Avvocato Colao: Bene, grazie, non ho altre domande.
Presidente: Va bene, può andare grazie, dottore. *
Michele Giuttari: Prego.
Presidente: Noi ci riuniamo un attimo perché c'è un giudice popolare che ha un problema per un'udienza a rinvio, quindi, fra cinque minuti, cinque, ma cinque, quindi senza allontanarvi dall'aula. 

« DOPO LA SOSPENSIONE »

Presidente: Allora, Pubblico Ministero, se non l'ha prodotto, io non lo so, tutti gli interrogatori del Vanni quelli integrali. La trascrizione.
P.M.: Io gli ho prò... Ah, no, scusi, la trascrizione...
Presidente: La trascrizione.
P.M.: Sì, ha ragione.
Presidente: Lei quelli riassuntivi ce li ha dati.
P.M.: Sì, sì.
Presidente: Bene. Allora, noi rinviamo a... oggi cosa è? A domani alle ore 15.00... 15.30? 15.00? Perché so che qualcuno ha qualche impegno nel pomeriggio, per produrre queste perizie balistiche e produrre queste trascrizioni...
P.M.: Bene.
Presidente: ...e eventuali altre istanze difensive che riterrete opportuno fare alla Corte. Va bene? Allora, domani alle 15.30. 
(voce fuori microfono)
Presidente: Come? 
(voce fuori microfono)
Presidente: E dopo... dopo noi dobbiamo sciogliere alcune riserve che abbiamo pendenti e quelle istanze che farete e vedremo un po', va bene? 
Avvocato: Presidente, mi scusi, devo fare delle osservazioni sulla utilizzazione, utilizzabilità delle dichiarazioni di Vanni. Le faccio domani pomeriggio?
Presidente: Domani le fa. Domani le fa. 
Avvocato: Bene. Grazie.
Presidente: Benissimo, domani. Okay.
P.M.: 15.30.
Presidente: 15.30, benissimo.
P.M.: Bene, grazie.
Presidente: Bene, sì.

lunedì 27 aprile 2015

Michele Giuttari - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 27 gennaio 1998 - Prima parte

Presidente: Abbiamo il Giuttari.
P.M.: Dottor Giuttari sì.
Presidente: Dottor Giuttari, buongiorno.
Michele Giuttari: Buongiorno.
Presidente: Si accomodi.
Michele Giuttari: Grazie.
Presidente: Sotto il vincolo dell'impegno già assunto altre volte... È già stato sentito altre due volte, mi pare, vero?
P.M.: Sì. Due volte.
Presidente: In due occasioni diverse. Ora viene sentito sugli sviluppi che ha avuto questa vicenda. Siccome si tratta di indagini in corso, Prego, la parola... L'esame lo faccio fare in via ordinaria. Va bene?
P.M.: Grazie, Presidente.
Presidente: Prego, Pubblico Ministero.
P.M.: Volevo far presente che questa indagine relativa a questi accertamenti che io ho, furono delegati a suo tempo al dirigente della Squadra Mobile, sono accertamenti radicati, terminati, sono agli atti, eh.
Presidente: Sì, Sì, Sì.
P.M.: Quindi, ecco, dottore, può spiegare alla Corte l'esito dei riscontri che sono stati fatti dal suo ufficio, delegati dall'Autorità Giudiziaria in merito a quelle dichiarazioni che fece Lotti circa il fatto che un appuntato dei Carabinieri, Toscano, aveva, secondo quanto ha riferito Lotti nelle circostanze che Lotti ci ha detto, come l'aveva appreso, fornito dei proiettili calibro 22 a esecutori materiali di questi fatti. Le chiedo se sono stati fatti accertamenti, perquisizioni al signor Toscano. E gli esiti di queste perquisizioni.
Michele Giuttari: Sì, Dunque, la Squadra Mobile è stata per l'appunto delegata dal P.M. ad eseguire degli accertamenti per verificare la circostanza riferita dal Lotti e che è stata richiamata poc'anzi dal Pubblico Ministero. In particolare siamo stati, la Squadra Mobile è stata delegata di eseguire una perquisizione domiciliare nell'abitazione e pertinenze di Toscano Filippo Neri, abitante a San Casciano, appuntato dei Carabinieri in pensione. Il decreto di perquisizione, datato 16 marzo 1996, è stato eseguito il successivo giorno 18. Siamo andati sul posto, c'ero anche io che ho quindi partecipato personalmente. E riferisce direttamente l'esito di questo atto di Polizia Giudiziaria delegatoci. Nel corso di questa operazione di Polizia Giudiziaria, di questo atto di Polizia Giudiziaria, abbiamo rinvenuto in un armadietto metallico posto al piano terra dell'abitazione del Toscano... L'abitazione del Toscano si snoda in diversi piani: piano terra, primo piano, secondo piano. E, al piano terra che era adibito tipo deposito o rimessa, in un armadietto metallico abbiamo trovato diverse armi, tutte regolarmente denunciate; fucili da caccia, pistole. Tra cui una pistola calibro 22, marca Beretta, modello 76. Ricordo bene che questa pistola, una pistola da tiro, era contenuta nell'apposita custodia. E, in questa custodia, vi erano contenute anche quattro scatole di cartucce marca Winchester. Ogni scatola conteneva 50 cartucce, quindi per un totale di 200 cartucce, marca Winchester perché presentavano impresso sul fondello il simbolo "W", la doppia ,"W" di Winchester, delle iniziali di Winchester. Abbiamo trovato anche le denunce di tutte le armi. E, negli accertamenti conseguenti a quest'atto di perquisizione domiciliare, abbiamo verificato il possesso di armi nel tempo da parte del Toscano. Abbiamo così accertato che, sin dal 1973, il Toscano possedeva pistole calibro 22. In particolare: nel 1973, aveva dichiarato un revolver calibro 22, marca Derringer, sistema Derringer, marca Guerrini, a quattro colpi, denunciato ai Carabinieri di Mercatale vai di Pesa il 19 ottobre del 1973. Questo revolver, successivamente, il 25 marzo del '75, veniva ceduto. E, nella stessa data, il Toscano acquistava presso l'armeria di Nesi Aldo di San Casciano, una pistola calibro sempre 22 Long Rifle, marca Beretta, matricola F39932. Quindi abbiamo una prima pistola calibro 22, tiene dal '73 al '75; nel '75 cede quella del '73 e ne acquista una nuova presso l'armeria. Questa nuova pistola calibro 22 la detiene sino al 29 ottobre 1984. Allorché la cede a tale Lazzerini Michele. Il 7 gennaio '85 acquista da tale Mocarelli Lorenzo, che poi abbiamo identificato, una nuova pistola calibro 22 marca Beretta modello 76, matricola A01017U finale come Udine, che poi è la pistola che abbiamo trovato nel corso della perquisizione domiciliare. Quindi, l'ultima pistola è questa acquistata il 7 gennaio '85. In questa denuncia, questa denuncia, prima della data, presenta una aggiunta: "Nota Bene, numero 100 cartucce calibro 22 Long Rifle." Quindi, contiene la denuncia, oltre che dell'arma, di 100 cartucce calibro 22. Sempre rimanendo nell'ambito delle armi calibro 22, il Toscano, il 2 settembre 1990, acquistava da certo Manara Stefano una carabina calibro 22. Quindi nel '90. E, in questa denuncia della carabina, sempre tra la data e la fine della denuncia, c'è una aggiunta, come nella denuncia del 7 gennaio '85: "Nota Bene, numero 100 cartucce calibro 22 Long Rifle." Quindi, le 200 cartucce che noi abbiamo trovato nella perquisizione nel marzo del '96, dovrebbero avere avuto origine, ecco, 100 in occasione della denuncia della pistola il 7 gennaio '85; e 7 in occasione della denuncia del fucile, sempre calibro 22, del 2 settembre 1990. Sempre negli accertamenti conseguenti, siamo stati delegati dal Pubblico Ministero di eseguire, di sentire la persona che aveva venduto l'ultima calibro 22 a Toscano, cioè il Mocarelli Lorenzo. Che abbiamo identificato per Mocarelli Lorenzo, nato a San Casciano Val di Pesa il 15/11/1917, '18, chiedo scusa. E di sentirlo, di fare accertamenti poi presso il poligono di tiro delle Cascine, per accertare, in particolare, fino a che data il Mocarelli aveva frequentato quel poligono di tiro. E accertare conseguentemente, durante la frequentazione da parte del Mocarelli del poligono di tiro delle cascine, che tipo di cartucce venivano date ai soci. Abbiamo fatto questi accertamenti appurando che, il Mocarelli aveva frequentato il poligono di Tiro delle Cascine fino al 1978. E, a tal riguardo, abbiamo acquisito anche il libretto personale del Mocarelli e il registro in cui erano annotate le partecipazioni del Mocarelli stesso ai tiri, all'esercitazione di tiro. Quindi, il Mocarelli, aveva frequentato questo poligono fino al 1978. Non risultava, ma il personale addetto al poligono non era in grado di darci una risposta precisa sul punto, se il Mocarelli avesse acquistato anche munizioni, oppure no. Perché non venivano registrate sempre queste cessioni di munizioni per i soci che si esercitavano. Abbiamo fatto accertamenti presso la ditta distributrice delle cartucce Winchester, interessando, addirittura, la società ... negli Stati Uniti e si è accertato, c'è tutta la corrispondenza che è intervenuta anche con questa società, si è accertato che la Winchester, fino al 1980-1981, produceva e distribuiva in tutto il mondo le cartucce calibro 22 con la lettera H impressa sul fondello. Mentre, dall'80-81 in poi, in avanti, produceva e distribuiva le stesse cartucce però col segno sul fondello della iniziale della Winchester, della doppia V. Questo accertamento si è reso necessario perché si è dimostrato in questo modo che le cartucce eventualmente acquistate dal Mocarelli, presso il poligono delle Cascine, ed eventualmente cedute all'atto della pistola al Toscano, dovevano necessariamente essere cartucce calibro 22 con la lettera H impressa nel fondello. Perché il Mocarelli ha frequentato il poligono fino al 1978. Non potevano essere quindi quelle cartucce sequestrate al Toscano nel marzo del '96, che presentavano invece la doppia V nel fondello e che quindi facevano parte di una produzione e distribuzione dall'80-'81 in avanti. Abbiamo acquisito, come dicevo prima, il registro, quindi il libretto di esercitazione di tiro del Mocarelli. Le date in cui il Mocarelli è andato ad esercitarsi hanno riferimento agli anni '72, '73, '74, '75 e '78, quindi, anni in cui sicuramente erano in distribuzione le cartucce col simbolo H e non già quelle col simbolo della doppia V, come invece il Toscano sosteneva di aver avuto dal Mocarelli. Quindi, è stato un riscontro in negativo. 
Presidente: ... il Toscano cosa diceva?
Michele Giuttari: Il Toscano, quando sono state trovate queste 200 cartucce, dice: 'queste mi sono state date dal Mocarelli, la persona da cui io ho acquistato questa pistola, che voi avete trovato', e che gli abbiamo sequestrato. Io, ecco, ero partito un po' largo per non riferire direttamente le dichiarazioni del Toscano. Comunque, capisco che bisogna necessariamente farlo per rendere più chiaro l'esito di questo accertamento.
Presidente: No, non è un imputato.
Michele Giuttari: Ecco, quindi, aveva detto: 'queste cartucce, io non ho mai sparato. Queste cartucce che sono nel contenitore della pistola mi sono state date dal Mocarelli all'atto in cui ho acquistato dal Mocarelli l'arma'. Quindi...
Presidente: Nell'85.
Michele Giuttari: 7 gennaio '85. Però le cartucce, dicevo prima, cento erano denunciate nella denuncia dell'arma nel '75 e cento nel '90. Quindi, si è dovuto fare l'accertamento per verificare...
Presidente: E la carabina la acquistò anche dal Mocarelli?
Michele Giuttari: No, da un altro signore. Da un altro...
Presidente: Ah, da un altro. E le cartucce però sempre dal Mocarelli.
Michele Giuttari: Dal Mocare... lui dice: 'tutte e duecento le cartucce me le ha date Mocarelli'. Quindi sentiamo Mocarelli, Mocarelli dice: 'no, io non ricordo di avergli dato cartucce, gli ho ceduto l'arma, può darsi che gliele abbia date, se gliele ho date son quelle cartucce che io presi a suo tempo al poligono delle Cascine'.
Presidente: Al poligono delle Cascine.
Michele Giuttari: Quindi, gli accertamenti al poligono delle Cascine, il Mocarelli lo frequenta fino al '78, anno in cui le cartucce che venivano prodotte e distribuite erano col fondello H, e non doppia V.
Presidente: H, sì, e non con doppia V.
Michele Giuttari: Quindi, che significa? Che quelle cartucce, quelle duecento cartucce necessariamente non gliele aveva potute dare il Mocarelli. Se il Mocarelli gli ha dato cartucce dovevano essere le cartucce col simbolo H nel fondello che noi nel corso della perquisizione non abbiamo trovato. Questo è... ecco l'esito della...
Presidente: E quelle con la lettera H sono state prodotte fino all'80, '81...
Michele Giuttari: '80-'81 e c'è proprio la risposta della società produttrice e distributrice delle cartucce Winchester, che abbiamo fatto anche tradurre... fino all'80-'81.
P.M.: Vogliamo depositarlo e...
Michele Giuttari: Sì, posso leggere la traduzione: "In risposta indagini Polizia sul fondello calibro 22. In risposta alla vostra richiesta relativa al simbolo H sul fondello della munizione calibro 22, vi informiamo che nel periodo 1980-81 abbiamo smesso di produrre munizioni calibro 22 con questo tipo di fondello e abbiamo invece utilizzato il simbolo doublé U che da quel momento ha sempre contraddistinto le munizioni calibro 22."
Presidente: Va bene, poi lo produrrà questo atto, penso che ce l'ha.
Michele Giuttari: Sì, sì.
P.M.: Se lo possiamo produrre, sia l'originale che la traduzione, dottore, io ho solo la traduzione.
Michele Giuttari: Sì, io qua ho la fotocopia perché l'originale...
Presidente: Ma l'originale non conta, basta la fotocopia delle due. Penso che possa essere acquisito, non vedo che ci siano difficoltà. Bene. Il documento...
P.M.: (voce fuori microfono)
Presidente: ...viene allegato al verbale, sì. La produzione del P.M. viene allegata a verbale.
P.M.: Abbiamo anche l'originale in inglese no?
Michele Giuttari: Sì, sì, c'è l'originale in inglese. Io ho la fotocopia anche dell'originale in inglese, comunque, l'originale l'ho trasmesso al Pubblico Ministero.
P.M.: È negli atti del P.M. se... 

venerdì 24 aprile 2015

Paolo Bonciani - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 27 gennaio 1998

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giovedì 23 aprile 2015

Gino Borsi - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 27 gennaio 1998

Presidente: Bene. Allora, chi è l'altro teste, chi è Borsi?
P.M.: Le deposito in Cancelleria, Presidente.
Presidente: Sì, sì. Borsi Gino. Pubblico Ministero, ce le ha lei le dichiarazioni che ha reso... Ah, no, sono qui.
P.M.: Le avevo... sono state acquisite dalla Corte.
Presidente: Sì, sì. Come si chiama lei?
Gino Borsi: Borsi Gino.
Presidente: Dov'è nato?
Gino Borsi: Xxxxxxx. il XX/XX/XX
Segr. d'udienza: Dove risiede?
Presidente: A Xxxxxxx
(voce fuori microfono)  
Presidente: Come?
Segr. d'udienza: Non ha gli occhiali per leggere.
Gino Borsi: Mi si sono rotti e non li ho rifatti.
Presidente: Ma non ci vede senza occhiali, eh?
Gino Borsi: No.
Presidente: Gliela legga lei un po'... gliela legga lei. Insomma, si obbliga a dire la verità e non tacere nulla di quello che è a sua conoscenza.
Gino Borsi: Lo giuro.
Presidente: Va be', lo giura. È la stessa cosa, via, non siamo formali. Senta, signor Borsi, si ricorda l'omicidio degli Scopeti?
Gino Borsi: Sì.
Presidente: Eh. Venne scoperto quando, lunedì, mi pare, lunedì mattina.
Gino Borsi: Eh, questo non me lo ricordo. Mi ricordo del fatto, ma quando, la data...
Presidente: Lei venne sentito...
Gino Borsi: La data non me la ricordo.
Presidente: Venne sentito dai Carabinieri un paio di giorni dopo, mi pare.
Gino Borsi: Sì, sì.
Presidente: Lo abbiamo a verbale, si può dire esattamente... Il 12 venne sentito, il 12. Ecco, lei riferì una circostanza particolare.
Gino Borsi: Mah, la circostanza particolare, quei due che erano stati in quel bar.
Presidente: Eh. E chi erano questi due che erano stati in quel bar, lì?
Gino Borsi: Quelli due che sono stati uccisi. I francesi... non lo so, non mi ricordo chi erano.
Presidente: Eh, i francesi. E quando li vide lei? Lei, ci parlò lei con questi signori?
Gino Borsi: Sì. La mattina dalle nove alle dieci. Nove e mezzo, ora non mi ricordo di preciso.
Presidente: Eh, quei due francesi.
Gino Borsi: Sì.
Presidente: Come si chiamava questo locale?
Gino Borsi: Eh... Il locale Bar degli Scopeti.
Presidente: Bar degli Scopeti. Che è lì vicino?
Gino Borsi: Dove?
Presidente: È vicino alla zona dove poi successe il fatto?
Gino Borsi: Sì, è... vicino, insomma, abbastanza lontanino è successo questo fatto.
Presidente: Ho capito. Ma si chiama Scopeti, è la stessalocalità, voglio dire.
Gino Borsi: Sì, sì, proprio la stessa località.
Presidente: Ah, quello voglio dire. Va be', non proprio vicino vicino, ma insomma, lì.
Gino Borsi: No.
Presidente: E quando avveniva questo?
Gino Borsi: Mah, quande... Io non mi ricordo le date.
Presidente: No. Lì c'è il giorno di festa, il giorno non festa... C'è...
Gino Borsi: Eh, un me lo ricordo. Se fu un giorno di festa, la domenica, un lunedì, un me lo ricordo.
Presidente: Non se lo ricorda ora, ma allora se lo ricordava?
Gino Borsi: Allora sì.
Presidente: Allora disse la verità?
Gino Borsi: Sì, senz'altro.
Presidente: Spiegò bene. E lei cosa... Gli ha fornito qualche cosa a questi ragazzi, o no?
Gino Borsi: Mah, lì chiesero la colazione, che mi ricordo.
Presidente: Ah, la colazione.
Gino Borsi: Sì. Con un panino, l'affettato, e...
Presidente: Conferma quello che a suo tempo disse al processo Pacciani.
Gino Borsi: Ma certo.
Presidente: Lei fu interrogato...
Gino Borsi: Certamente.
Presidente: Noi abbiamo la deposizione di allora, è inutile che gliela leggo. La conferma anche questa.
Gino Borsi: Confermo.
Presidente: Bene. Il Pubblico Ministero può continuare.
P.M.: Nessuna domanda. Grazie.
Presidente: Le altre parti?
(voce fuori microfono)
Avvocato Filastò: Lei presta servizio in quel bar, signor Borsi?
Gino Borsi: No, io stavo aiutando il genero. Aiutando, per i chiodi, così. Ero in pensione. Capitavo dalla figliola e il genero, capitavo lì. Gli davo una mano quando... quando c'ero.
Avvocato Filastò: Ci capitava tutti i giorni?
Gino Borsi: Mah... spesso sì; ma tutti i giorni, no.
Avvocato Filastò: Che ore erano quando fece questa cosa?
Gino Borsi: Mah, preciso... dalle nove alle dieci. Preciso un me lo ricordo.
Avvocato Filastò: Lei rammenta qual era il giorno di chiusura del bar?
Gino Borsi: Il martedì.
Avvocato Filastò: Non ho nessun'altra domanda, Presidente.
Presidente: Bene. Può andare. Grazie.
Gino Borsi: Prego.

mercoledì 22 aprile 2015

Renzo Rontini - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 27 gennaio 1998 - Seconda parte

Segue dalla prima parte.

Presidente: E di quel affossamento che c'era lì alla piazzola, cosa può dire lei?
Renzo Rontini: Affossamento...
Presidente: Non so, fossa, mi dica lei, non lo so.
Renzo Rontini: Allora le spiego. Io da Livorno tornai subito per vedere...
Presidente: Sì.
Renzo Rontini: Arrivato lì sul posto chiesi l'intervento dei cani. Ai Carabinieri.
Presidente: Ai Carabinieri, sì.
Renzo Rontini: Mi fu risposto che un uomo come me che ho girato il mondo è assurdo far venire dei cani lì. E di quello me lo presi un po' a male.
Presidente: Sì.
Renzo Rontini: E... passo un periodo di circa un mese e mezzo, due. Che io non volli più andarci in quel posto lì, lì alla boschetta...
Presidente: Sì, sì, alla piazzola, sì.
Renzo Rontini: Però mia moglie si organizzò con delle amichette di Pia che andavano tutti i giorni a pulire, a levare dell'erbaccia perché non era certamente... per tenere un pochino pulito.
Presidente: Sì.
Renzo Rontini: In uno di questi giorni dove stava pulendo, scorse una pietra, la alzò e vide che c'era una buca ben fatta, con della paglia. Lì per lì si impressionò, potendo pensare... non so, cosa può venire nella testa...
Presidente: Sì.
Renzo Rontini: E a me non mi confessò subito di questa buca che aveva visto ma me lo disse circa un mese dopo. Nel frattempo, con un'altra signora, fu tirata su questa pietra, sempre da mia moglie, però quando mi fu detto a me era ben visibile la buca fatta molto bene... 
(voce fuori microfono)
Presidente: La pietra.
Renzo Rontini: La pietra copriva.
Presidente: ...copriva la buca. Dica.
Renzo Rontini: Anzi, se voi avete delle fotografie sono pronto a dirvi, esattamente, anche se mi fa... dove era la buca. Se c'è le fotografie coi pali della luce, mi pare ci...
Presidente: Io... secondo me si possono vedere, dov'è la...
Renzo Rontini: Le foto del... va benissimo.
(voce fuori microfono) Tonini da una mano lei?
Presidente: Andrea, chiama Elisabetta, va'. Elisabetta?
Segr. d'udienza: Sì.
Presidente: Prenda il volume Vicchio.
Segr. d'udienza: Sì.
Presidente: Vicchio, quello... Mi dica, mi dica.
Renzo Rontini: Allora, tornai lì, non mi ricordo se mi feci accompagnare da mia moglie, mi pare ma non sono sicuro, e poi ci andai da solo e mi feci dire esattamente dove era la buca, perché nel frattempo un po' di terra, sassi erano entrati lì dentro e era una buca di circa 40 centimetri per 25-30 - non avevo il metro in mano ma centimetro più o meno - fatta bene. Si vedeva le striature della paletta e c'era ancora della paglia. A questo punto, noi...
Presidente: E la pietra che fine aveva fatto?
Renzo Rontini: La pietra è sempre lì.
Presidente: Era sempre lì accanto alla buca.
Renzo Rontini: Anzi, la volevo perfino portare. Ho detto: che porto la pietra...
Presidente: C'è tuttora adesso la pietra?
Renzo Rontini: Sì, sì, sì.
(voce fuori microfono)
Presidente: E allora?
(voce fuori microfono)
Presidente: No, no, no, no.
(voce fuori microfono)
Presidente: Non è qui, non è qui.
(voce fuori microfono)
Presidente: Questo è gli Scopeti, questo è il Vanni, no. Quella di Vicchio, quello di Vicchio.
P.M.: Erano divisi per faldoni...
Presidente: Quelli di Vicchio, quelli di Vicchio. Sì, di Vicchio, Scopeti, Baccaiano, che so io... ecco,
(voce fuori microfono)
Presidente: No, queste sono quelle... ora non servono a nulla,
(voce fuori microfono) Questi?
Presidente: E domandiamo, domandiamo se c'è.
P.M.: Ci sono le foto di allora, Presidente.
Presidente: Sì, sì, infatti, quello stiamo facendo.
Renzo Rontini: Dove ci sono i pali della luce.
Presidente: Esatto. Lei fa riferimento ai pali della luce. Eh, mi dispiace signor Rontini, ma...
P.M.: Sennò ci sono foto di sopralluoghi successivi, Presidente, fatti con altri.
Presidente: L'unico che si vede i pali della luce è questa, però non credo che lei riesca... non sfogli le altre pagine perché sennò...
P.M.: Ci sono foto di sopralluoghi successivi a colori.
Presidente: Eh, vediamo un po' i successivi...
P.M.: Anche più recenti se si tratta,,,
Renzo Rontini: I pali della luce dove sono?
(voce fuori microfono) Questi.
Renzo Rontini: Sono questi. La buca era qui.
(voce fuori microfono) Bene.
Renzo Rontini: La macchina... Le dispiace se vengo lì da lei o…?
Presidente: Mi dica, mi dica.
Avvocato Filastò: Presidente, si potrebbe proiettare e vedere…
Presidente: Sì, sì, ora ora, intanto voglio capire cosa dice.
P.M.: Ci sono anche foto recenti, nel caso le abbiamo... le possiamo mettere sul monitor.
Presidente: Questa è la macchina di sua figlia... di suo... del giovanotto.
Renzo Rontini: È un'automobile questa.
Presidente: Sì, sì, questa è un'automobile. Sì, questa è come fu trovata la zona allora. Questa è come venne trovata allora... allora, questa qui. Questa è un po' da così, da... Però non abbiamo altra...
Renzo Rontini: La macchina è qui, i pali della luce sono qui…
Presidente: Eh.
Renzo Rontini: La buca era qui. Esattamente qui.
P.M.: Guardi... Prendiamo questo...
Presidente: Accanto al palo.
Renzo Rontini: Sì, fra il palo e la macchina.
P.M.: Che pagina è? Prende la pagina, Antonini, 578 quater, del sopralluogo?
Presidente: Ora la situazione è diversa, qui la situazione è diversa. 
(voci sovrapposte)
Renzo Rontini: La situazione è diversa, però si vede sempre... la macchina doveva essere qui...
Presidente: Eh, lo so. Qui è...
(voci sovrapposte)
Presidente: Allora, si dà atto che viene mostrato al teste...
P.M.: (voce fuori microfono)
Presidente: Qui la foto non c'è il numero.
(voce fuori microfono)
Presidente: Foto, foto, foto...
(voce fuori microfono)
Presidente: La foto a pagina numero 4 dell'inserto fotografico... cioè, la foto numero 4 dell'inserto fotografico a suo tempo trasmesso dalla Polizia Scientifica di Firenze. Il teste indica il punto dove sarebbe stata la buca, quasi ai piedi del palo della luce, esattamente il palo destro per chi guarda la foto. Allora, quella è la foto, avvocato Filastò.
Avvocato Filastò: Ah, sì.
Presidente: Quella è la foto.
Renzo Rontini: Questa è la foto, questa è la macchina e c'è una distanza di circa mezzo metro, forse 80 centimetri dalla macchina ai pali e la buca era qui, esattamente qui.
Presidente: No, non veda la fotografia, quella distanza che c'era allora, lei la vide la macchina allora?
Renzo Rontini: Sì.
Presidente: E quindi dove era questa buca, ai piedi del palo, vicino al palo?
Renzo Rontini: Fra mezzo alla macchina e il palo, più vicina al palo che alla macchina.
Presidente: Va bene. E il palo è quello di destra o quello di sinistra?
Renzo Rontini: Quello di destra.
Presidente: Quello di destra. Bene. Può tornare a sedere, signor Va... signor Rontini. Io non ho altre domande. Prego, Pubblico Ministero.
P.M.: Nessuna il P.M., grazie.
Presidente: Come? Altre domande, le parti?
Avvocato: Forse voleva aggiungere...
Presidente: Ah, sì, mi dica, mi dica. Si metta a sedere.
Avvocato: Cosa successe dopo il ritrovamento della buca?
Presidente: Ah, ecco.
Renzo Rontini: Io volevo far presente che all'epoca erano i Carabinieri che indagavano e noi facemmo presente dell'esistenza di questa buca ai Carabinieri di Borgo Ognissanti, dove c'era, mi sembra, il tenente colonnello Rosati, se ben ricordo. E mi pare, non è che mi ricordi, che ci fu un sopralluogo. In un secondo tempo, nel 1990, ci fu un summit alla Tenenza dei Carabinieri di Borgo, dove erano presenti il dottor Vigna, il dottor Canessa, il dottor Perugini, il maresciallo Frillici, mi pare, e non ricordo bene se c'era anche l'avvocato Pellegrini, mi sembra, ora... mi sembra. Parlammo di varie cose e fu stato ridetto in quella occasione dell'esistenza di quella buca fatta bene con della paglia sotto. Poi noi non possiamo sindacare cosa hanno fatto i nostri indagato... investigatori.
Presidente: Senta, e sua moglie quando gli parlò della buca...
Renzo Rontini: Si.
Presidente: Parlò della buca e parlò del sasso...
Renzo Rontini: Sì.
Presidente: ...che loro spostarono, lei e le sue amiche spostarono, eccetera.
Renzo Rontini: Sì.
Presidente: Ecco, uno che andava sul posto e vedeva quel sasso, si accorgeva dell'esistenza della buca o no?
Renzo Rontini: Io direi di no, perché quel sasso c'era antecedentemente perciò aveva formato la sua base solida, insomma, non fu facile smuovere quel sasso.
Presidente: Va bene. Domande?
P.M.: Nessuna, Presidente.
Avvocato: Nessuna, grazie.
Presidente: Avvocato Filastò?
Avvocato Filastò: Signor Rontini, volevo sapere questo: lei quando ne parlò per la prima volta ai Carabinieri di Borgo Ognissanti, verbalizzaste questo particolare?
Renzo Rontini: No. Non mi fu chiesto, non verbalizzai perché non mi fu chiesto.
Avvocato Filastò: Certo. E nemmeno fu fatto un verbale quando ne parlò nel corso di questo summit. Oppure quando lei ne ha parlato nel corso di questo summit, cioè il dottor Vigna e gli altri...
Renzo Rontini: Di questa buca non esiste verbale firmato da noi.
Avvocato Filastò: Non esiste nessun verbale. A parte che con i Carabinieri e durante questo summit, di questa buca, di questo particolare della buca, lei ne ha parlato con qualcun altro?
Renzo Rontini: Qualche altro...
Avvocato Filastò: Persona, sì.
Renzo Rontini: Persone, può darsi che ne abbia parlato. L'esistenza della buca può darsi che con qualcheduno...
Avvocato Filastò: Certo. In particolare lei ne ha parlato con una signora che si chiama Torresani Enrica Laura?
Renzo Rontini: Torresani...
Avvocato Filastò: Che sta vicino a Milano, a Segrate.
Renzo Rontini: Non mi... non mi ricordo.
Avvocato Filastò: Allora, per ricordarglielo meglio: per caso volevo sapere se questa signora, intorno ai primi del '90, '93, ‘92, ha preso contatto con lei?
Renzo Rontini: Sì, ce la trovammo in giardino con suo marito...
Avvocato Filastò: Con suo marito. E questa signora diceva di essere una medium, vero?
Renzo Rontini: Sa, io non ho mai cercato...
Avvocato Filastò: Va be', insomma, lei disse che era una medium e che aveva fatto una seduta spiritica evocando... mi scusi eh, mi dispiace di dover parlare di queste cose a lei, ma comunque è un fatto che inerisce alla genesi di una prova e quindi mi interessa. Le disse di avere fatto una seduta spiritica e di avere, diciamo così, parlato, evocato la sua povera figlia. È vero questo?
Renzo Rontini: Con me non ha mai parlato.
Avvocato Filastò: No, va be', ma insomma questa signora disse che aveva fatto questa seduta spiritica...
Renzo Rontini: Di questa seduta fatta con me non ne ha mai parlato.
Avvocato Filastò: Non le disse questa signora che durante questa seduta lei aveva saputo che gli uccisori di sua figlia avevano nascosto le armi in una buca? È pacifico che è stato fatto l'esame, però dobbiamo pure ricavarlo da qualche parte.
P.M.: Sono state fatte... Presidente, è stata fatta una perizia conclusiva e...
Presidente: Eh, quella conclusiva, sì.
P.M.: Sarà depositata quella, compreso il verbale relativo alle dichiarazioni, l'esame dei periti in dibattimento.
Presidente: Va bene. Bene, allora venga l'altro teste.
Avvocato Filastò: Io chiedo che vengano acquisite tutte le perizie, non solo quella conclusiva, sul punto. 

martedì 21 aprile 2015

Renzo Rontini - Processo contro Mario Vanni +3 - Udienza del 27 gennaio 1998 - Prima parte


Presidente: Venga Rontini Winnie.
P.M.: Intanto il signor Rontini...
Presidente: Intanto la signora Rontini, sì.
Avvocato Pellegrini: Signor Presidente, approfitto... Avvocato Pellegrini.
Presidente: Sì.
Avvocato Pellegrini: Per segnalare che la signora Rontini non è venuta. E, se fosse possibile, gradirebbe non venire neanche una seconda volta, se la Corte può rinunciare alla sua audizione, perché è molto scossa, molto giù di nervi, in questo momento, e ritornare continuamente in questi locali e su queste cose la disturba moltissimo. Io quindi rappresento questa situazione, sia per giustificarla sia per spiegare che se quello che dichiarerà Rontini fosse ritenuto sufficiente sarebbe, direi, quasi una cortesia personale nei confronti de...
Presidente: No, va be', prendiamo atto di queste dichiarazioni, di questa situazione, vediamo il signor Rontini che cosa ci dice.
Avvocato Pellegrini:La ringrazio.
Presidente: Bene. Signor Rontini...
Renzo Rontini: Mi dica.
Presidente: ...lei ha già deposto l'altra volta.
Renzo Rontini: Sì.
Presidente: Sotto il vincolo dell'impegno di dire la verità, eccetera.
Renzo Rontini: Sì, sì.
Presidente: Noi volevamo sapere questo... cioè, un po' di cose sono dette, l'ha dette più che altro sua moglie.
Renzo Rontini: Sì.
Presidente: Ha parlato degli orari che faceva questa ragazza, sua figlia, la Pia, venne assunta il primo luglio mi pare, no?
Renzo Rontini: Sì.
Presidente: Fino al 29 luglio, eccetera. Faceva riposo settimanale il martedì, la Pia. Se lo ricorda lei o no?
Renzo Rontini: Il lunedì di solito il bar fa chiusura.
Presidente: Il lunedì era il... chiuso il bar.
Renzo Rontini: Sì.
Presidente: Ma questa ragazza aveva anche un riposo settimanale suo, indipendentemente dalla chiusura del bar.
Renzo Rontini: No, lì al bar lei lavorava quasi sempre il pomeriggio e a volte anche tardi la sera. E gli orari...
Presidente: Allora aspetti, andiamo per ordine. Allora, che orario faceva questa ragazza, quand'è che lavorava di solito?
Renzo Rontini: Lei è stata venticinque giorni lì a questo bar.
Presidente: Venticinque giorni. Ecco, in questi venticinque giorni, lavorava la sera dopo cena, prima di cena, il pomeriggio...
Renzo Rontini: Lavorava a volte nel pomeriggio, a volte la mattina o anche la sera dopo cena. E quando lavorava la sera dopo cena c'ero sempre io fuori...
Presidente: A prenderla, questo l'aveva de...
Renzo Rontini: ...a prenderla... Ma sì, ma io non volevo darle fastidio...
Presidente: Sì, sì, ma questo l'ha spiegato già l'altra volta e noi abbiamo preso atto di questo. Noi volevamo sapere più o meno i ragazzi... l'orario di questa ragazza.
Renzo Rontini: Sinceramente, precisa... orari precisi, dice: entro alle otto e sorto alle quattro; non ci sono mai stati. Anche perché c'era diverse altre persone lì al bar, a volte si scambiavano i turni. Perciò non posso dire che costantemente mia figlia cominciava la mattina alle otto e finiva alle quattro, se mancava una persona chiamavano lei.
Presidente: Cioè, lei vuol dire soltanto... ma l'orario suo qual era?
Renzo Rontini: L'orario suo era nel pomeriggio e la... o la sera dopo cena.
Presidente: Nel pomeriggio o la sera.
Renzo Rontini: O la sera.
Presidente: Allora il pomeriggio o la sera. Qualche volta ha fatto servizio anche la mattina dipend... vedendo un po' come cambiare con qualcuno.
Renzo Rontini: Sì, sì, sì.
Presidente: Perché la Bazzi, si ricorda la Manuela lei?
Renzo Rontini: Sì.
Presidente: Lei è stata presente in aula e diceva che la ragazza faceva servizio... fu lei che chiese di cambiare quel qiorno l'orario con lei, con la Pia; si ricorda?
Renzo Rontini: Questo punto è un punto interrogativo perché quel 29... per quanto riguarda la dichiarazione della Bazzi... per esempio, il 29 di luglio, quando è successo, dopo l'omicidio di Pia, fui io a accompagnare alle cinque il pomeriggio, insieme alla mamma e a mio cognato, al lavoro. E Pia ritornò a casa alle otto. Sicché erano... era una sostituzione fatta per mancanza di una delle persone.
Presidente: Sì.
Renzo Rontini: Non era previsto perché aveva già lavorato la mattina.
Presidente: Senta e que... e quel giorno la ragazza fino a quando è stata in casa?
Renzo Rontini: Ecco. Mi ricordo benissimo, signor Presidente, Pia... io stavo guardando una corsa di Formula Uno.
Presidente: Sì.
Renzo Rontini: Verso le quattro ho chiesto a Pia se mi andava a prendere una birra.
Presidente: Quindi, fino alle quattro è stata in casa lei.
Renzo Rontini: Anche più tardi. Pia è andata in paese, mi ha comprato una birra, si è trattenuta un pochino a casa e poi è andata a fare una giratina. Giratina - siccome doveva incominciare alle 17.00 - che sarà durata, massimo, venticinque minuti. È ritornata a casa, si è cambiata e l'abbiamo accompagnata cinque minuti prima che cominciasse il lavoro stabilito per le 17.00. Io proseguii insieme a mio cognato per Livorno, perché dovevo fare una ispezione su una nave e fui avvisato la mattina...
Presidente: Senta, e quella degli orari di pomeriggio che era libera, non libera, è successo parecchie volte, è successo qualche volta.
Renzo Rontini: Sa, nel periodo di venticinque giorni qualche volta è successo.
Presidente: Qualche volta è successo.
Renzo Rontini: Questo non glielo so dire.
Presidente: E quella di fare servizio la sera, era di regola o era più che... un periodo...
Renzo Rontini: Era quasi di regola vorrei dire.
Presidente: Quasi di regola.
Renzo Rontini: Quasi di regola, sì. (voce fuori microfono)
Presidente: Ah, sì. Il Pubblico Ministero aveva segnalato che lei era a conoscenza di una situazione a proposito di una buca che c'era lì alla piazzola di Vicchio...
Renzo Rontini: Sì. Mi perdoni, signor Presidente, voglio ripetere che quando Pia lavorava la sera ero sempre presente io fuori del bar.
Presidente: All... quando... alla chiusura.
Renzo Rontini: Fino alla chiusura, sì.
Presidente: Cioè, andava sempre lei.
Renzo Rontini: Io, dopo cena, andavo lì...
Presidente: Allora, un'altra cosa è questa: quando la... se la Pia doveva lavorare di sera e poi cambiava improvvisamente l'orario, l'avvertiva a lei? Dice: babbo non venire perché oggi lavoro di pomeriggio...
Renzo Rontini: Lo sapevo perché sa. . .
Presidente: Perché veniva di giorno.
Renzo Rontini: ...veniva a mangiare.
Presidente: Veniva a mangiare. Veniva avvertito lei.
Renzo Rontini: Sempre, sì.
Presidente: Sì, sì.
Renzo Rontini: Premetto che Pia, fra l'altro, non è mai stata fuori dopo cena, non è mai stata col fidanzato a mangiare da nessuna parte, perciò faceva una vita molto sedentaria.
Presidente: Ecco, "dopo cena" che cosa vuol dire? Che non usciva lei col fidanzato la sera dopo cena?
Renzo Rontini: No. Stava a casa con la mamma.
Presidente: E quella sera perché uscì allora?
Renzo Rontini: Quella sera...
Presidente: La sera del fatto, diciamo.
Renzo Rontini: ...lì è un... quella sera era tornata alle otto a casa. Lì un po' la mamma si sente un po' colpevole per questo, poveretta, ma...
Presidente: Insomma...
Renzo Rontini: Era stanca e fu proprio la mamma a dirle: 'ma vai a fare una giratina poi torna, torni presto'.
Presidente: Sì, Sì.
Renzo Rontini: Fu dato l'allarme abbastanza presto perché conoscendo le usanze di Pia...
Presidente: Eh.
Renzo Rontini: ...che non aveva mai fatto tardi, incominciarono a stare in pensiero. Fino a che alle undici, sia la mamma della Pia sia la mamma di Claudio si preoccuparono e andarono dai Carabinieri. La risposta fu: 'dove andiamo a cercarla? Domani mattina alle sette'. Allora fu che incominciarono a telefonare a tutti gli ospedali, ai vigili del fuoco, alle misericordie e nessuno seppe darle una risposta esatta. A una certa ora, in paese, si formò dei gruppi di giovani che si davano ognuno... io vado in questo posto, io vado in questo posto...
Presidente: Sì.
Renzo Rontini: ...io vado di là. E poi si ritrovavano in piazza per sapere un po' le...
Presidente: Per informarsi.
Renzo Rontini: E questa corsa alla ricerca di questi ragazzi durò fino alle tre la mattina, fino a che fu trovato il luogo dove erano cadaveri questi due ragazzi. A quel punto si mossero i Carabinieri. Questa è la...
Presidente: Sappiamo un po' la storia dei Carabinieri, quindi... sì, sì.
Renzo Rontini: La storia... eh, appunto.
Presidente: Senta, volevo sapere un'altra cosa, lei abita proprio in paese a Vicchio?
Renzo Rontini: Sì, proprio in paese.
Presidente: In paese a Vicchio. Ecco, quella piazzola era frequentata anche da altre coppiette, che ha saputo lei poi dopo?
Renzo Rontini: Questo io ero completamente al buio.
Presidente: Non l'ha saputo.
Renzo Rontini: Perché questa... lì in quella zona fu fatto questa piazzola e questo viottolo che portava alla piazzola perché nel 1946 costruivano un tunnel della ferrovia. Allora usavano questa piazzola per lasciarci il materiale, per essere vicini alla ferrovia, insomma.
Presidente: Sì, sì, sì.
Renzo Rontini: E c'è questo pezzettino di strada...
Presidente: No, ma io volevo sapere, dopo che è successo il fatto o prima...
Renzo Rontini: Non ero al corrente della zona...
Presidente: Dico, ha saputo anche da altri giovani che...
Renzo Rontini: No, no, no...
Presidente: ...frequentavano quell'area o no?
Renzo Rontini: ...non so niente.
Presidente: Senta, e in paese c'era... se lo sa, eh...
Renzo Rontini: Sì, sì, sì, è chiaro.
Presidente: ...qualche altro ragazzo, qualche altra persona che avesse una macchina tipo quella che aveva lei, la Panda celeste? O era del ragazzo?
Renzo Rontini: Era del ragazzo.
Presidente: Del ragazzo. Ci sono altre macchine dello stesso tipo in paese?
Renzo Rontini: Non credo che ce ne fosse molte, tanto più che io a casa c'è...
Presidente: No, no, ma non occorre molte, ce ne era qualche altra o no?
Renzo Rontini: Non credo.
Presidente: Cioè, in paese c'era solamente quella Panda lì. Vicchio non è che è una città grande.
Renzo Rontini: No, può darsi che...
Presidente: Quanti abitanti c'ha Vicchio?
Renzo Rontini: Mah, 5.000-6.000, mi pare.
Presidente: 5.000, e insomma vi conoscete tutti, in pratica.
Renzo Rontini: Sì, è chiaro.
Presidente: Vi conoscete tutti, quindi...
Renzo Rontini: Sì, sì.
Presidente: ...tizio c'ha la macchina, quell'altro ha la macchina, cioè, c'erano altre macchine o no?
Renzo Rontini: Su questo non posso risponderle perché non lo so. Allora diciamo così, sono più tranquillo.
Presidente: Non lo sa.
Segue...
 
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